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Ossigenoterapia iperbarica: scopriamo come funziona e perché fa stare bene

18/05/2015

Attraverso le storie dei nostri pazienti raccontiamo come l’ossigenoterapia iperbarica possa guarire o aiuti a migliorare le condizioni di chi è affetto da diverse patologie.
Abbiamo pensato di scendere un po’ più al cuore della terapia e raccontarvi in modo più tecnico come funziona.
L’elemento principale su cui si basa tutta la terapia iperbarica è la pressione.

Come sapete, nell’ambiente siamo sempre sottoposti a pressione: quando andiamo in montagna e l’altezza rispetto al livello del mare aumenta, la pressione atmosferica diminuisce e quella del corpo aumenta, per questo motivo ci succede spesso che si tappino le orecchie. Si tratta di un meccanismo di compensazione di pressioni che avviene per mantenere l’equilibrio.
Parlando di camera iperbarica ci concentriamo sulla pressione relativa (atm), che viene aumentata pian piano durante la seduta. Ogni aumento di 1 atm è l’equivalente di scendere sotto il livello del mare di 10 metri.
Normalmente durante una seduta di camera iperbarica si arriva a una pressione di 1,5 atm: è come se si andasse a 15 metri sott’acqua rimanendo asciutti!
A questo punto però si complica un po’!
5270410289_c7c5dd444f_zQuando siamo a livello del mare la pressione a cui siamo sottoposti non è 0 ma 1 atm, questo perché l’atmosfera terrestre ha un certo peso anche se è fatta di aria.
Quindi, quando all’interno della camera iperbarica veniamo “compressi” a 1,5 atmosfere, dobbiamo aggiungere il peso dell’atmosfera terreste, ed è per questo che solitamente vedrete scritto che la pressione della terapia è di 2,5 ATA.
Come vi sarà saltato all’occhio abbiamo scritto ATA non più atm, infatti:
1,5 atm (pressione della camera iperbarica) + 1 atm (pressione atmosferica)= 2,5 ATA.

Per farvi capire meglio vi portiamo un altro esempio: la pressione dell’aria all’interno di uno pneumatico d’automobile è una pressione di 2,2 atm; ma in realtà a questa bisogna sempre sommare la pressione atmosferica:
2,2 atm (pressione pneumatico) + 1 atm (pressione atmosferica)= 3,2 ATA.

Semplice no?

Il secondo concetto fondamentale per comprendere bene come funziona l’ossigenoterapia iperbarica è la legge di Henry formulata dal chimico William Henry nel 1803, che regola la solubilità dei gas in un liquido.
“Un gas che esercita una pressione sulla superficie di un liquido, vi entra in soluzione finché avrà raggiunto in quel liquido la stessa pressione che esercita sopra di esso.”

Sembra difficile ma in fin dei conti è la legge fisica che ci permette di avere lo spumante, l’acqua gasata e le bibite!

La legge di Henry spiega che aumentando la pressione sopra un liquido, come ad esempio sopra una bottiglia di acqua, il gas compresso si scioglierà nel liquido fino a che la sua pressione NEL liquido e SOPRA il liquido non saranno uguali.
In questo modo si può aumentare la pressione di un gas sciolto in un liquido (CO2 nel caso dell’acqua gasata) così che quando viene tolto il tappo alla bottiglia il gas accumulato tenderà a uscire formando le bollicine.

In iperbarica questo concetto si applica all’ossigeno.
L’ossigeno è normalmente presente nell’aria in una percentuale del 21%: ogni 100 molecole d’aria ce ne sono 21 di ossigeno. In camera iperbarica quando la pressione viene aumentata a 2,5 ATA, si influisce sull’ossigeno che si scioglie nel plasma (la parte liquida del sangue che contiene i globuli rossi, i globuli bianchi le piastrine etc.) così che questo sarà 2,5 volte superiore al normale, proprio grazie alla legge di Henry. In questo modo, quindi, si aumenta la concentrazione di questo prezioso gas in ogni parte del corpo, soprattutto nelle parti ammalate da guarire.

La terapia iperbarica si basa su leggi e grandezze fisiche complicate ma speriamo che con queste righe vi siate fatti un’idea di come e perché funziona!

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1 Comment

  1. Lorenzo ha detto:
    16/01/2019 alle 20:46

    Ottima spiegazione, che ho trasferito ai figli. Grazie

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